E’ la giornata dei luoghi più che degli edifici, nei quali oggi quasi non entriamo. I luoghi della vita pubblica di Gesù, dove ha svolto gran parte del suo ministero e della sua predicazione. L’avvio della giornata non è promettente: si parte da Cana, dove a parte la folla oceanica che già dalle 8 di mattina ha invaso la chiesetta che ricorda il primo miracolo, siamo circondati da venditori di vino dal nome miracoloso… Si arriva poi nella depressione che accoglie il lago di Tiberiade (nella Bibbia chiamato spesso mare per le sue notevoli dimensioni) e ci rechiamo sul fiume Giordano, nel luogo che ricorda il Battesimo di Gesù. L’impressione non è positiva non tanto per l’acqua stagnante a causa delle chiuse che trattengono la poca acqua nel lago, ma per l’edificio dal quale i pellegrini sono costretti a passare sia all’entrata che all’uscita: una sorta di supermarket del sacro addirittura con le corone di spine con tanto di “certificato di autenticità”! Forse la cacciata dei mercanti dal tempio non è bastata… evidentemente qualcuno non ha ancora capito il concetto. Ci sono pellegrini che si immergono nelle acque del Giordano per ripetere il gesto purificatorio: a fianco di alcuni coinvolti emotivamente dal gesto, ve ne sono altri che forse lo vivono con una eccessiva dose di folklore tra risate, urla e “kit del catecumeno” fornito dal centro che forse vuole far concorrenza a qualche centro termale. Il tour riprende poi per il lago di Tiberiade. Inizia il vortice di luoghi che richiamano la maggior parte degli episodi evangelici: moltiplicazione dei pani e dei pesci, chiamata dei primi apostoli, e il monte delle Beatitudini. Sono una delle pagine più belle del Vangelo, e celebrare la messa sui monti dove sono state proclamate (in luoghi semplici che richiamavano i poveri e i semplici, escludendo i potenti e i sapienti del tempo), aiuta a sottolineare quanto è forte il loro messaggio e quanto “rivoluzionario” il metterle in pratica. Pranzo al ristorante praticamente italiano (addirittura spaghetti al pomodoro cotti al dente!) e poi una splendida discesa a piedi in mezzo alle colline delle Beatitudini, tra enormi piantagioni di banane e verdi prati, così rari da vedere in Israele. Ed eccoci al villaggio di Cafarnao, o a quel che ne resta. Scavi archeologici ben conservati, soprattutto della bellissima Sinagoga. E’ uno dei pochi luoghi che quasi sicuramente corrisponde come dislocazione a quelli dove si svolsero i fatti narrati dai Vangeli. Vi è infatti la casa di Pietro (che era un po’ la base operativa degli apostoli), sulla quale qualche delinquente di architetto o ingegnere ha avuto la brillante idea di fare una copertura in cemento armato che chiamare “ecomostro” o a forte impatto paesaggistico sarebbe un eufemismo. Però l’emozione di guardare lo spazio fisico (o quel che ne resta) dove successero certi fatti, non può non provocare come minimo un brivido lungo la schiena… E poi via ancora a piedi alla volta di un battello per l’attraversamento del lago fino alla città di Tiberiade. Impossibile descrivere la bellezza di un tramonto invernale con il sole che scende dietro i monti; neppure le foto possono riuscire a rendere giustizia alla meraviglia del paesaggio, e quando uno stormo di anatre parte in volo dallo specchio d’acqua dentro il quale si rispecchia il sole, viene voglia di tentare di camminare veramente su quel lago tanto bello che pare impossibile possa aver spaventato gli apostoli con una tempesta terribile mentre Gesù dormiva in barca… Finale dell’escursione a Tiberiade, moderna cittadina lacustre turistica, con il suo bel lungolago ed i viali commerciali. Peccato si trattasse di una città quasi completamente ebraica, ed il calendario diceva che era un sabato. Risultato: una passeggiata in una città-deserto. E pensare che il giorno prima nel quartiere arabo di Nazareth era venerdì, ed il clima era completamente opposto. Segno forse di un modo diverso di seguire regole, precetti e tradizioni? Uno dei tanti miti che questi giorni aiutano a sfatare…
domenica 30 dicembre 2007
Diario dalla Terrasanta: 29 dicembre 07
E’ la giornata dei luoghi più che degli edifici, nei quali oggi quasi non entriamo. I luoghi della vita pubblica di Gesù, dove ha svolto gran parte del suo ministero e della sua predicazione. L’avvio della giornata non è promettente: si parte da Cana, dove a parte la folla oceanica che già dalle 8 di mattina ha invaso la chiesetta che ricorda il primo miracolo, siamo circondati da venditori di vino dal nome miracoloso… Si arriva poi nella depressione che accoglie il lago di Tiberiade (nella Bibbia chiamato spesso mare per le sue notevoli dimensioni) e ci rechiamo sul fiume Giordano, nel luogo che ricorda il Battesimo di Gesù. L’impressione non è positiva non tanto per l’acqua stagnante a causa delle chiuse che trattengono la poca acqua nel lago, ma per l’edificio dal quale i pellegrini sono costretti a passare sia all’entrata che all’uscita: una sorta di supermarket del sacro addirittura con le corone di spine con tanto di “certificato di autenticità”! Forse la cacciata dei mercanti dal tempio non è bastata… evidentemente qualcuno non ha ancora capito il concetto. Ci sono pellegrini che si immergono nelle acque del Giordano per ripetere il gesto purificatorio: a fianco di alcuni coinvolti emotivamente dal gesto, ve ne sono altri che forse lo vivono con una eccessiva dose di folklore tra risate, urla e “kit del catecumeno” fornito dal centro che forse vuole far concorrenza a qualche centro termale. Il tour riprende poi per il lago di Tiberiade. Inizia il vortice di luoghi che richiamano la maggior parte degli episodi evangelici: moltiplicazione dei pani e dei pesci, chiamata dei primi apostoli, e il monte delle Beatitudini. Sono una delle pagine più belle del Vangelo, e celebrare la messa sui monti dove sono state proclamate (in luoghi semplici che richiamavano i poveri e i semplici, escludendo i potenti e i sapienti del tempo), aiuta a sottolineare quanto è forte il loro messaggio e quanto “rivoluzionario” il metterle in pratica. Pranzo al ristorante praticamente italiano (addirittura spaghetti al pomodoro cotti al dente!) e poi una splendida discesa a piedi in mezzo alle colline delle Beatitudini, tra enormi piantagioni di banane e verdi prati, così rari da vedere in Israele. Ed eccoci al villaggio di Cafarnao, o a quel che ne resta. Scavi archeologici ben conservati, soprattutto della bellissima Sinagoga. E’ uno dei pochi luoghi che quasi sicuramente corrisponde come dislocazione a quelli dove si svolsero i fatti narrati dai Vangeli. Vi è infatti la casa di Pietro (che era un po’ la base operativa degli apostoli), sulla quale qualche delinquente di architetto o ingegnere ha avuto la brillante idea di fare una copertura in cemento armato che chiamare “ecomostro” o a forte impatto paesaggistico sarebbe un eufemismo. Però l’emozione di guardare lo spazio fisico (o quel che ne resta) dove successero certi fatti, non può non provocare come minimo un brivido lungo la schiena… E poi via ancora a piedi alla volta di un battello per l’attraversamento del lago fino alla città di Tiberiade. Impossibile descrivere la bellezza di un tramonto invernale con il sole che scende dietro i monti; neppure le foto possono riuscire a rendere giustizia alla meraviglia del paesaggio, e quando uno stormo di anatre parte in volo dallo specchio d’acqua dentro il quale si rispecchia il sole, viene voglia di tentare di camminare veramente su quel lago tanto bello che pare impossibile possa aver spaventato gli apostoli con una tempesta terribile mentre Gesù dormiva in barca… Finale dell’escursione a Tiberiade, moderna cittadina lacustre turistica, con il suo bel lungolago ed i viali commerciali. Peccato si trattasse di una città quasi completamente ebraica, ed il calendario diceva che era un sabato. Risultato: una passeggiata in una città-deserto. E pensare che il giorno prima nel quartiere arabo di Nazareth era venerdì, ed il clima era completamente opposto. Segno forse di un modo diverso di seguire regole, precetti e tradizioni? Uno dei tanti miti che questi giorni aiutano a sfatare…
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