

Inizia questa nuova esperienza, a metà tra il viaggio ed il pellegrinaggio. Partenza a notte fonda (2.30), si dorme quando e come si può sia sul pullman che ci porta a Malpensa, sia sull’aereo che con un brusco atterraggio ci fa toccare terra israeliana. Ci accoglie un aeroporto moderno ma freddo, che si contrappone non soltanto ad un clima mite e temperato (gli abiti invernali che erano necessari per affrontare la fredda notte italiana vengono subito tolti e messi da parte per il ritorno) ma anche ad un paesaggio tipicamente mediterraneo. Nella campagna, a causa di recenti e rare piogge, predomina il verde come colore principale, rispetto al giallo ed al marrone che normalmente la fanno da padroni! Ottime infrastrutture, rigogliose coltivazioni di alberi da frutta, città moderne e dalle architetture avveneristiche accolgono il nostro gruppo che si porta a Cesarea Marittima. Lo sguardo fatica a scegliere se posarsi sul meraviglioso teatro (tutt’ora utilizzato) e sugli altri resti archeologici, oppure sul Mar Mediterraneo che ci regala dei colori intensi tra il blu e quelli tipici del tramonto. Sarà che abbiamo beccato la stagione giusta, sarà la giornata positiva, ma la prima impressione di questa terra promessa è senz’altro positiva. La visita continua poi per altre destinazioni che ci regalano solo una “toccata e fuga” ed il tempo per poche fotografie; nomi familiari che appartengono ad una storia comune a tutto il Mediterraneo e a tutta l’umanità. Il Monte Carmelo, Haifa e in serata Nazareth, che ci accoglierà per tre giorni come punto di appoggio per altre escursioni. Tra i tanti particolari che colpiscono il visitatore, è la presenza quasi ovunque (cartelli stradali, insegne, pubblicità, manifesti) della lingua ebraica a fianco di quella araba. Segno di una convivenza che spesso anticipa e si dimostra superiore di una politica che è invece incapace di trovare soluzione a problemi decennali. E’ una prima impressione positiva e di speranza che ci coglie, che però purtroppo deve scontrarsi subito con la notizia che ci giunge solo in serata, dell’assassinio di Benazir Bhutto in Pakistan. Altro esempio di come il cammino verso una convivenza pacifica spesso debba fare i conti talvolta con un passo avanti, talvolta purtroppo con due passi indietro. Ed è strana questa consapevolezza proprio nella terra che nel mondo, per eccellenza, è sinonimo di questa contraddizione del cammino dell’uomo.
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