martedì 1 gennaio 2008

Diario dalla Terrasanta: 31 dicembre 07

La giornata inizia subito in modo intenso. Visita a Hebron. Siamo uno tra i pochissimi gruppi di turisti che si reca in questa città, che infatti a differenza delle altre città arabe, non ha bambini e venditori di ogni sorta che assalgono gli stranieri non appena scesi dal pullman. Hebron è una città palestinese in Cisgiordania dove c’è un villaggio di coloni israeliani che controlla militarmente praticamente tutta la città. Le strade che attraversiamo sono circondate da case distrutte dai bombardamenti, e i militari sono ovunque. Visitiamo quello che fu il palazzo di Erode e che attualmente (come per tutti gli edifici storici, dopo molti cambi di utilizzo), ha allo stesso piano una sinagoga e una moschea. La tradizione vuole che vi siano le tombe dei patriarchi, per cui il luogo è caro ad entrambe le religioni. Entrare in questo edificio è come entrare in un forte: 2 controlli al metal detector ad ogni ingresso, soldati con il mitra praticamente ovunque, torrette di avvistamento ad ogni angolo dell’edificio. Incrociamo un gruppetto di bimbi palestinesi che per andare a riempire le taniche d’acqua, deve passare dai controlli dei militari. Per accedere alla zona la popolazione palestinese deve passare attraverso tornelli (gli stessi che da noi si usano negli stadi, che spesso infatti sono come zone di guerra) e controlli militari. Hebron è famosa per essere una delle zone più calde (mai però come Gaza) dei vari scontri dell’Intifada, e per aver visto proprio nelle sale da noi visitate oggi, alcune stragi di fedeli, puntualmente sempre seguite dalle solite rappresaglie e scontri. Infatti la città è semidistrutta.
E’ angosciante essere in un luogo che dovrebbe unire anziché dividere le due religioni, in un luogo che dovrebbe essere tempio della fede e della pace, e che è invece assediato completamente dall’esercito. Per custodirlo, gli ebrei hanno impiantato a Hebron un insediamento di coloni, che pur essendo decisamente minoritario, tiene sotto completo controllo militare la città. E fa impressione vedere il loro villaggio circondato da reticolati, soldati con il solito mitra e torrette di vedetta. All’interno anche un campo di basket. Per difendere il proprio passato e la propria storia, non solo si perpetuano soprusi e ingiustizie enormi su altri popoli, ma si costringono i propri figli a vivere praticamente reclusi e costantemente sotto scorta…
Dopo Hebron si parte per Betlemme (altra città circondata dal terribile muro che Israele sta costruendo). Celebrazione della Messa in una cappella e visita alla Basilica della Natività. Anche in questo caso (come al Santo Sepolcro), la “poesia” viene scacciata dalle pessime condizioni in cui è tenuta la grotta: gli ortodossi greci in questo caso non sono certo stati maestri di ordine, restauro, pulizia, buon gusto e semplicità. Il risultato è opprimente, anche se l’emozione e un sentito momento di riflessione e di preghiera vengono a dir poco spontanei. Dopo il pranzo tappa in un negozio per il tradizionale shopping (occasione per altre foto al muro che in quel quartiere taglia letteralmente una strada a metà…), e poi si torna a Gerusalemme, sul Monte degli Ulivi. Visita ad alcuni luoghi che ricordano il Padre Nostro (tradotto su ceramiche in tutte le lingue del mondo, anche se poi la bella idea è scaduta nel folklore, visto che sono appese anche le traduzioni in piemontese, sardo e milanese!!!!), l’Ascensione, il pianto su Gerusalemme. In mezzo, una vista sul quartiere storico a dir poco meravigliosa; i colori del tramonto poi non fanno altro che aumentare la magia!
Ed eccoci nel Giardino del Getsemani; in un luogo simile non può non esserci la proposta di una celebrazione con tanto di preghiera personale, necessaria per meditare e assimilare le tante provocazioni ed emozioni di questi giorni.
La giornata e l’anno 2007 si concludono in albergo: una cena e una divertente serata nella hall tra canti, brindisi e buffet con quello che abbiamo portato dall’Italia. Domani la sveglia è al solito orario (6.30) per cui non è il caso di fare le ore piccole. Ci aspetta un’altra giornata intensa, sperando che il 2008 inizi con qualche segno di speranza per la pace in queste terre; segni che magari allevieranno l’angoscia che la situazione attuale crea attraversando ogni strada…
Un buon 2008 di pace a tutti!

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