sabato 5 aprile 2008

La felicità non è felicità se non è condivisa...


Venerdì sera: come si fa ogni tanto, in programma c'è la maratona di film al mitico CTM di Rezzato, che tanto ricorda la sala e i tempi di "Nuovo cinema paradiso"... Quattro ore e mezza di fronte al grande schermo. E soprattutto uno di quei film per i quali vale la pena sopportare l'inevitabile mal di schiena dovuto a così tanto tempo passato sulle vecchie e scomode (ma economiche!) poltrone del citato cinema. "Into the Wild" è uno di quei film che vale decisamente la pena di vedere. Per i meravigliosi paesaggi. Per l'attenta fotografia. Per l'ottima recitazione (e pensare che solo ieri ho finalmente visto il pessimo Scamarcio: non poteva avere un nome più appropriato!). Per le musiche toccanti e graffianti. Ma soprattutto per ciò che lascia. Questa storia di un giovane fuggito da tutto ciò che la società borghese, cinica e consumista rappresentava, per cercare la felicità nella natura e nell'avventura. Perchè, come dice ad un certo punto, "Dio ha messo la felicità in ogni angolo del mondo". E sembra quasi una negazione della socialità e dei rapporti umani, visto che la parola più ricorrente nelle citazioni e negli scritti del nostro eroe è "solo". Ma proprio quando tutto gli si ritorce contro, quando la natura solitaria tanto amata e tanto cercata si dimostra anche crudele e senza pietà, la sua vita si conclude con una frase che tinge di una nuova prospettiva tutta la sua esperienza passata: "la felicità non è felicità se non è condivisa". E' questa consapevolezza che gli dona l'ultima ventata di libertà, ma soprattutto di verità. Quella verità che spesso viene considerata come valore assoluto anche più importante di molti altri valori per i quali invece, spesso la nostra società è disposta a coprire e mettere in secondo piano il bisogno di verità...

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